22) Spinoza. Sulla ghiandola pineale.
Polemizzando con Descartes, Spinoza si meraviglia che un filosofo
che si  proposto sempre la ricerca di idee chiare e distinte,
ammetta un'ipotesi pi occulta di ogni occulta qualit.
B. Spinoza, Etica, Parte quinta, Prefazione (pagina 211).

Qui, dunque, come ho detto, tratter soltanto della potenza della
Mente, ossia della ragione, e prima di tutto mostrer quanto e
quale potere essa abbia sugli affetti nel frenarli e nel
moderarli. Infatti, ho gi dimostrato prima che noi, su di essi,
non abbiamo un potere assoluto. Gli Stoici tuttavia ritennero che
gli affetti dipendono assolutamente dalla nostra volont, e che
noi possiamo dominarli completamente. Smentiti per
dall'esperienza, non gi dalle loro teorie, furono costretti a
riconoscere che occorre non poco esercizio e impegno per frenarli
e moderarli; il che - se ben ricordo - qualcuno ha cercato di
mostrarlo con l'esempio dei due cani, uno domestico e l'altro da
caccia; perch proprio con l'esercizio riusc finalmente ad
ottenere che il cane domestico cacciasse, e quello da caccia, al
contrario, si abituasse a non inseguire le lepri. A questa
opinione Cartesio  non poco favorevole. Egli, infatti, ammette
che l'Anima, o Mente,  unita principalmente a una parte del
cervello, detta ghiandola pineale, per mezzo della quale la Mente
sente tutti i moti che sono eccitati nel Corpo e gli oggetti
esterni; e la Mente pu muovere in vari modi questa ghiandola,
basta che lo voglia. Afferma che questa ghiandola  sospesa in
mezzo al cervello in maniera che pu essere mossa anche dal pi
piccolo movimento degli spiriti animali. Inoltre ha stabilito che
questa ghiandola sta sospesa in mezzo al cervello in tanti diversi
modi, quanti sono i diversi modi con cui gli spiriti animali
urtano contro di essa, e che inoltre in essa vengono impresse
tante varie tracce quanti sono i vari oggetti esterni che spingono
gli stessi spiriti animali verso di essa, per cui accade che, se
in seguito, mossa in diversi modi per volont dell'Anima, la
ghiandola si dispone in questo o in quel modo in cui gi una volta
era stata disposta dagli spiriti, agitati in un modo o nell'altro,
allora la ghiandola stessa spinger e determiner gli spiriti
animali nel medesimo modo in cui prima erano stati spinti da una
simile disposizione della ghiandola. Afferma, inoltre, che ogni
singola volizione della Mente  unita, per natura, a un certo qual
movimento della ghiandola. Per esempio, se uno ha la volont di
guardare un oggetto lontano, questa volont far s che la pupilla
si dilati; ma se pensa solo a dilatare la pupilla non servir a
niente averne la volont, perch la natura non ha congiunto il
movimento della ghiandola, che serve a spingere gli spiriti verso
il nervo ottico in modo conveniente per dilatare o contrarre la
pupilla, con la volont di dilatarla o contrarla, ma solo con la
volont di guardare gli oggetti lontani o vicini. Infine afferma
che, sebbene ogni movimento di questa ghiandola sembri connesso
per natura a ogni nostro singolo pensiero fin dalla nascita,
questi movimenti possono tuttavia congiungersi ad altri pensieri,
per abitudine, e questo si  sforzato di provarlo nell'articolo 50
alla parte prima delle Passioni dell'anima. Da ci conclude che
non c' alcuna Anima tanto debole che non possa, se ben diretta,
acquistare un potere assoluto sulle sue Passioni. Infatti queste,
come lui le definisce, sono: percezioni o sensazioni o emozioni
dell'anima, che si riferiscono ad essa in modo speciale e che
(nota bene) si producono, si conservano e si rinforzano per mezzo
di qualche movimento degli spiriti (V. l'Articolo 27 della prima
parte delle Passioni dell'anima). Ma poich a qualsiasi volizione
possiamo congiungere qualsiasi movimento della ghiandola, e,
conseguentemente, degli spiriti; e poich la determinazione della
volont dipende dal nostro solo potere; se, dunque, determiniamo
la nostra volont con giudizi fermi e sicuri, secondo i quali
vogliamo dirigere le azioni della nostra vita, e se a questi
giudizi congiungiamo i moti delle passioni che vogliamo avere,
acquisteremo un assoluto dominio sulle nostre Passioni. Questo 
il parere di quell'illustrissimo uomo (per quanto deduco dalle sue
parole), e avrei stentato a credere che fosse stata enunciata da
un Uomo cos grande, se fosse stata meno acuta. Certo non mi
meraviglier mai abbastanza che un Filosofo, che aveva fermamente
stabilito di non dedurre niente se non da princpi di per s
evidenti, e di non affermare niente che non percepisse in modo
chiaro e distinto, e che tante volte aveva criticato gli
Scolastici perch avevano voluto spiegare cose oscure mediante
qualit occulte, ammetta un'Ipotesi pi occulta di ogni occulta
qualit. Che cosa intende, mi domando, per unione della Mente e
del Corpo? Quale concetto chiaro e distinto ha, io dico, di un
pensiero strettamente unito a una certa particella di quantit?
Avrei voluto proprio che egli spiegasse questa unione mediante la
sua causa prossima. Ma egli aveva concepito la Mente cos distinta
dal Corpo che non ha potuto assegnare alcuna causa singola n a
questa unione n alla stessa Mente; ma gli  stato necessario
ricorrere alla causa di tutto l'Universo, cio a Dio. Inoltre
vorrei proprio sapere quali gradi di moto pu imprimere la Mente a
questa ghiandola pineale, e con quanta forza pu tenerla sospesa.
Infatti non so se questa ghiandola sia fatta roteare pi
lentamente o pi velocemente dalla Mente che non dagli spiriti
animali, e se i moti delle passioni, che abbiamo congiunto
strettamente con saldi giudizi, non possano venirne disgiunti di
nuovo da cause corporee; dal che seguirebbe che, pur avendo la
Mente fermamente deciso di andare contro i pericoli, e avendo
quindi congiunto a questo decreto i moti dell'audacia, la
ghiandola, tuttavia, visto il pericolo, si disporrebbe in modo
tale che la Mente non potesse pensare ad altro che alla fuga; e,
certo, non essendovi alcun rapporto fra la volont e il moto, non
vi  neppure una possibilit di confronto fra la potenza o le
forze della Mente e del Corpo; di conseguenza le forze del Corpo
non possono essere mai determinate dalle forze della Mente. Si
aggiunga che non si  trovato come questa ghiandola, situata in
mezzo al cervello, possa tanto facilmente e in tanti modi roteare,
e che non tutti i nervi si protendono fino alla cavit del
cervello. Tralascio, infine, tutto ci che egli asserisce sulla
volont e sulla sua libert, perch ho gi mostrato, pi che a
sufficienza, che  falso. Poich, dunque, la potenza della Mente,
come prima ho mostrato,  definita dalla sola intelligenza, i
rimedi degli affetti, che tutti credo conoscano per esperienza ma
non osservano accuratamente e non vedono in modo distinto, li
determineremo con la sola conoscenza della Mente e da tale
conoscenza dedurremmo tutto ci che riguarda la sua beatitudine.
B. Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico, UTET, Torino,
1988, pagine 341-344.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/5. Capitolo
Nove.
23) Spinoza. Idee e realt materiale.
Secondo Spinoza fra le idee e la realt materiale c' una completa
e perfetta coincidenza. C.D.D. = come dovevasi dimostrare.
B. Spinoza, Etica, Parte quinta, Prop. I (pagina 208).

Proposizione I.

Secondo il modo in cui i pensieri e le idee delle cose si ordinano
e si concatenano nella Mente, cos si ordinano e si concatenano
nel Corpo, in modo esattamente corrispondente, le affezioni del
Corpo, ossia le immagini delle cose.

Dimostrazione.

L'ordine e la connessione delle idee sono identici all'ordine e
alla connessione delle cose (per la Prop. 7 della secondo parte),
e, viceversa, l'ordine e la connessione delle cose sono identici
all'ordine e alla connessione delle idee (per il Cor. delle Prop.
6 e 7 della secondo parte). Perci, come l'ordine e la connessione
delle idee han luogo nella Mente secondo l'ordine e la
concatenazione delle affezioni del Corpo (per la Prop. 18 della
secondo parte), cos, viceversa, l'ordine e la connessione delle
affezioni del Corpo (per la Prop. 2 della secondo parte) han luogo
secondo il modo in cui nella Mente si ordinano e si concatenano i
pensieri e le idee delle cose. - C.D.D.
B. Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico, UTET, Torino,
1988, pagina 345.
